ALBERTOSIPIONE

Nicaragua-architettura del quotidiano

Giovanni Carbone

Nicaragua

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Esiste uno strano gioco di specchi in queste immagini di quotidianità nicaraguense, un gioco di rimandi continui tra la macchina fotografica e gli oggetti che riacquistano vita oltre il tempo del click. Un gioco in cui il ruolo statutario della fotografia di cristallizzatrice del tempo, fermo per rendere permanente la narrazione di ciò che è ritratto, è già nell'immagine che immortala.

Gli oggetti ritratti, da quelli propri di una tradizione, sino alle esperienze di un modernariato anacronistico ed apparentemente fuori contesto, si sovrappongono diacronicamente, l'uno accanto all'altro, a costruire un racconto complesso d'un vissuto oltre il tempo, dunque, negandone lo scorrere secondo le concezioni proprie dell'immaginario collettivo. Ed allora l'immagine fotografica diviene fotografia che ne riflette un'altra, in una vertigine di suggestioni ciascuna delle quali non esiste senza ciò che vi si trova accanto, che si rincorrono in forme dialettiche, aggiungendo dettagli ad altri dettagli, senza che nulla cancelli ciò che è stato prima. Persino i muri scrostati lasciano intravedere intonaci remoti, riportandone in vita i colori di una narrazione policromatica mai sopita, muri parlanti, come possono essere parlanti altre presenze che in altri contesti a noi assai più familiari, quelli dell'usa e getta, per intenderci, animano al più discariche suburbane, sepolti dalla volontà “civile” di archiviare ogni racconto non rispetti il ragionamento chiavi in mano, rasserenante in quanto deresponsabilizzante. Ed invece il campo lungo d'un interno può diventare la galleria di storie che si spinge oltre la presunta contemporaneità dello sguardo, sino a tempi pre-storici, o quanto meno ad altre storie mai del tutto raccontate. Un'esposizione con cui si può interagire solo se si ha una certa qualità dell'anima, una predisposizione allo sguardo che vede, osserva e, soprattutto, ascolta, con ogni senso, prende parte all'immagine, non se ne tira fuori, altro che cash & carry.

Non è una sfilata di moda, né un pranzo di gala, qualcosa che dura per definizione il tempo di uno sbadiglio, ma è roba a cui si partecipa, materia viva, pulsante che non si può derubricare al più scontato “che bella foto”. Occorre essere pronti, da osservatori accettare l'idea di essere chiamati in causa, di poter dire la propria. Ogni scatto prevede una riflessione oltre il click, cui va aggiunto un dettaglio ancora, il dettaglio che non è dietro un obiettivo, né tanto meno davanti, il dettaglio che chi ha consapevolezza deve aggiungere da solo, senza attendere che l'immagine ne disveli il significato profondo, arcaico e modernissimo, grigio e sorprendentemente colorato, in un susseguirsi di tutto e del suo contrario che, negando prospettive bugiarde, ridà trasparenza al pensiero, ne ripropone il protagonismo perduto.

more: Giovanni_Carbone_NICARAGUA_DE.pdf

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